dovrei scrivere di piu...lo so...é che c'ho il blocco...dello scrivere non del pensare...
i pensieri quelli vanno sempre troppo veloci....o a volte dicono talmente tante cose che fa un po fatica fermarsi a pensare...
questi gg di inattivita forzata mi hanno reso inquieta...
e lo so che é stupido ma guardando i simpson in una pausa pubblicitaria la cocacola mi ha regalato un sorriso e un soffio di positivita....
venerdì 27 febbraio 2009
giovedì 19 febbraio 2009
ItaliANS - beppe servegnini
......
Le dimissioni di Veltroni, ridotto a un puntaspilli dagli amici, hanno aperto il consueto psicodramma. Tutti contro tutti, sperando di raccattare qualcosa nel caos. Assemblea costituente! Congresso! Segretario di transizione! La faccenda potrebbe essere divertente, non fosse per un particolare: una democrazia ha bisogno di un'opposizione. La democrazia italiana, oggi, più delle altre.
Cos'è, oggi, il PD?
Profondamente Depresso?
Popolo Dimissionario?
Pasticcione Dilettante?
Perso in Discussioni?
Occorre un leader, capace di spiegare, spingere e far sognare. E occorre un programma.
A tutt'oggi non è chiaro se il partito voglia
a) sostenere milioni di giovani precari, sballottati come aquiloni in un tornado
b) velocizzare la giustizia, della cui goffaggini approfitta la criminalità d'importazione
c) introdurre il testamento biologico
d) cambiare questa scandalosa legge elettorale.
Quattro temi, ma ce ne sono altri quaranta in cui i dalemiani dissentono dai parisiani, che contestano i lettiani, che s'oppongono ai veltroniani, che scrutano dai fassiniani, che sospettano dei bindiani, che litigano con teodem, laici e rutelliani.
Qualcuno invoca il ritorno di Prodi. Amen.
La destra ha un padrone, che ha i mezzi (carismatici, politici, economici, televisivi) per imporre la sua volontà.
La sinistra deve trovare un comandante. Se è inesperto, ha bisogno d'un tifone per guadagnarsi il rispetto dell'equipaggio. Be', il tifone è servito: dopo il Friuli e la Sardegna, arrivano le europee e le amministrative. Ne potrebbe uscire un leader - insospettabile, oggi - capace di far sembrare l'avversario antico e ripetitivo.
E' questa l'unica cosa di cui Berlusconi ha paura. L'infanticidio (politico) di Illy e Soru lo dimostra.
Dove può sceglierlo, il Pd, questo capo?
Risposta: primarie vere, dovunque. Partito scalabile: ogni candidato presenti un programma di una facciata (formato A4) e dica cosa vuol fare.
Non corrano i Rutelli e i D'Alema: hanno già avuto, già perso, già dato.
Corrano i Renzi (Firenze) e i Chiamparino (Torino), corrano i Letta e i Bersani, corrano i nuovi, gli esterni e gli sconosciuti.
Se un novellino come Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, e i conservatori britannici si sono affidati a baby Cameron, perché una giovane donna o un neo-politico non possono guidare un partito in un Paese medio dell'Europa del sud?
Se votate a sinistra e tutto ciò vi sembra ingenuo, preoccupatevi. Vuol dire che avete già perso. Un'altra volta, intendo.
BEPPE SERVEGNINI sul Corriere
Le dimissioni di Veltroni, ridotto a un puntaspilli dagli amici, hanno aperto il consueto psicodramma. Tutti contro tutti, sperando di raccattare qualcosa nel caos. Assemblea costituente! Congresso! Segretario di transizione! La faccenda potrebbe essere divertente, non fosse per un particolare: una democrazia ha bisogno di un'opposizione. La democrazia italiana, oggi, più delle altre.
Cos'è, oggi, il PD?
Profondamente Depresso?
Popolo Dimissionario?
Pasticcione Dilettante?
Perso in Discussioni?
Occorre un leader, capace di spiegare, spingere e far sognare. E occorre un programma.
A tutt'oggi non è chiaro se il partito voglia
a) sostenere milioni di giovani precari, sballottati come aquiloni in un tornado
b) velocizzare la giustizia, della cui goffaggini approfitta la criminalità d'importazione
c) introdurre il testamento biologico
d) cambiare questa scandalosa legge elettorale.
Quattro temi, ma ce ne sono altri quaranta in cui i dalemiani dissentono dai parisiani, che contestano i lettiani, che s'oppongono ai veltroniani, che scrutano dai fassiniani, che sospettano dei bindiani, che litigano con teodem, laici e rutelliani.
Qualcuno invoca il ritorno di Prodi. Amen.
La destra ha un padrone, che ha i mezzi (carismatici, politici, economici, televisivi) per imporre la sua volontà.
La sinistra deve trovare un comandante. Se è inesperto, ha bisogno d'un tifone per guadagnarsi il rispetto dell'equipaggio. Be', il tifone è servito: dopo il Friuli e la Sardegna, arrivano le europee e le amministrative. Ne potrebbe uscire un leader - insospettabile, oggi - capace di far sembrare l'avversario antico e ripetitivo.
E' questa l'unica cosa di cui Berlusconi ha paura. L'infanticidio (politico) di Illy e Soru lo dimostra.
Dove può sceglierlo, il Pd, questo capo?
Risposta: primarie vere, dovunque. Partito scalabile: ogni candidato presenti un programma di una facciata (formato A4) e dica cosa vuol fare.
Non corrano i Rutelli e i D'Alema: hanno già avuto, già perso, già dato.
Corrano i Renzi (Firenze) e i Chiamparino (Torino), corrano i Letta e i Bersani, corrano i nuovi, gli esterni e gli sconosciuti.
Se un novellino come Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, e i conservatori britannici si sono affidati a baby Cameron, perché una giovane donna o un neo-politico non possono guidare un partito in un Paese medio dell'Europa del sud?
Se votate a sinistra e tutto ciò vi sembra ingenuo, preoccupatevi. Vuol dire che avete già perso. Un'altra volta, intendo.
BEPPE SERVEGNINI sul Corriere
lunedì 12 gennaio 2009
l'uomo ideale..copiato da Pulsatilla, sottoscrivo!
"Mi sono spremuta il cervello per cercare di capire che tipo di uomo mi serve. Il libro «The Secret» dice che se visualizzi una cosa la ottieni. Ok, visualizziamo. Dopo gli sconvenienti bilanci 2008 (quanti uomini ho avuto? Enne. Con la metà di questi ci ho fatto robba hot. Con la metà di questi altri ci sono andata a letto. Con la metà di questi altri altri ho avuto una storia. Con la metà di questi altri altri ho avuto una storia davvero storia. La metà di questi li ho amati. Insomma, facendovela breve il risultato è 0,888) sono arrivata a delle conclusioni. All’età di sedici anni avevo già fatto la lista con le caratteristiche che un uomo deve avere. Essendo una sedicenne tracotante e fiduciosa nelle risorse del pianeta, l’elenco constava di 137 punti e conteneva formule arabesche come «deve possedere una decorosa ars dicendi» e «deve convalidarmi come essere umano ed esprimere un desiderio di condivisione, non di condizionamento». La dimostrazione che dieci anni non sono trascorsi invano si vede dal fatto che la lista attuale è ridotta a dieci punti sintetici. Illustro.
- Al primo punto, quello sull’estetica, c’è un campo vuoto. Dell’aspetto fisico non me ne batte più un picchio. Nella lista dei 137 punti ho versato litri di inchiostro per descrivere minutamente il guizzo ideale del dorsale, il pelo pubico che degrada verso l’ombelico, il gluteo riaceo, la folta chioma à la Agamennone che dirama dalla testa intelligentissima del novello Rasputin. Come se fino a oggi non fosse bastato guardarmi intorno per ridimensionare di molto le aspettative, è arrivato il carnevale di Facebook a mettere la pietra tombale su qualsiasi aspirazione. La carrellata di quelli per cui all’epoca mi strappavo i capelli è oggi una rassegna di stempiati, pingui, bolsi trentenni con gli occhiali; senza contare che la mia relazione più longeva è stata con un uomo di Neanderthal di cento chili con la panza a cocomero a cui depilavo la schiena con lo sfumabarba. Direi che nell’economia di un amore, l’aspetto fisico ha la stessa importanza dei pomelli delle porte quando devi scegliere se comprare una casa. Ok, ma se proprio devo esprimere una preferenza lo voglio 1,78, smilzo e tonico. Grazie.
- Sincerità. Non tanto quella da interrogatorio («dove sei stato?», «al bar…», «buCiardo, eri con quella bottana»), quanto la limpidezza nel piccolo. Niente sofismi, niente trucchetti, niente nascondersi dietro un dito, niente intortamenti né piaggeria. Pizza o patatine? Patatine. Sicuro? Sì. E mi ami ancora? Non lo so, ci penso e te lo dico. Sapere che quella è la verità è rilassante. Se alla sincerità si associa anche la sintesi abbiamo fatto bingo.
- Calma. No panic. No caos. No «porco cane dove hai messo le chiavi della macchina», no «sono in ritardo», no bestemmie, no ira, no entropia, no perdere le staffe, no sportellino del cruscotto che lo apri e ti cade tutta la discografia dei Pooh sui piedi. Chiaro, no? Grazie.
- Soldi. Quelli necessari per poterci concedere viaggi, cinema, dischi, libri, cene fuori, vestiti e tutto ciò che serve a stare meglio (dice il saggio: i soldi non danno la felicità ma calmano tanto i nervi). Basta con quel giubbottino bucato, comprato alla fiera di Santa Caterina a quattordicimila lire, rammendato non so quante volte, che quando te lo infili devi stare attento a mettere la mano nella manica e non nel buco. Grazie.
- Soddisfazione. Uno che sia bravo nel suo lavoro a detta mia, sua e di tutti, e che sia felice di quello che fa. Immagino che questo scremi dalla piazza agenti immobiliari, bancari, assicuratori e venditori di trinciapolli. A meno che non esista davvero il bancario entusiasta del suo lavoro («cara, oggi alla cassa di risparmio ho fatto tre mutui e due giroconti! Mi sento proprio un ganzo»??). Sicuramente l’ultimo che mi voglio accollare è l’artista frustrato. Un NO categorico a: aspiranti scrittori («non preoccuparti, ti presento io a un editore»), pittori falliti («non scoraggiarti, questa mela morta con putto triste è bellissima, vedrai che te la comprano»), chitarristi mediocri («stai bene con la frangetta, ma perché non mettete su un gruppo?»), registi incompresi («non prendertela, non sono ancora pronti per il tuo film…»). Piuttosto mi metto col venditore di ravanelli o vado alla banca del seme.
- Cultura di base. Non è richiesto annunciare il pranzo in endecasillabi o recitare tutto Apollonio Rodio passando l’aspirapolvere. Però magari vedergli comprare un giornale almeno una volta nella vita – la Gazzetta dello Sport non vale – e vederlo al corrente del fatto che esistono anche libri non scritti da Giorgio Faletti può far piacere.
- Niente sardi. Ci ho pensato moltissimo e questa è la mia risposta definitiva.
- Sofferenza. Probabilmente è la cosa più importante. Deve aver sofferto. Molto, molto, molto, almeno quanto me. La sofferenza mi aggancia. Chiaramente deve anche aver fatto le crosticine sulle piaghe. Le ferite aperte macchiano i tappeti.
- No fanatici del pallone. Tra me e un tifoso non c’è storia. Posto che a me del calcio non me ne frega un cazzo sbrodolone (ho capito qual è il mio problema, che il campo è troppo lungo: ovvero se fanno un totale vedo i giocatori piccoli piccoli e non riesco a distinguere chi sta facendo cosa; se vanno sul dettaglio non vedo cosa sta succedendo nell’altra metà campo e m’innervosisco; peggio ancora i piani americani perché mi costringono a subire l’analfabetismo piteco-labiale dei giocatori [«vaffangulo», «cornùto», «tua sorella batte»], pertanto preferisco di gran lunga seguire il nuoto sincronizzato, il basket o la pallavolo) dico ok, passi la coppa del mondo, perfino gli europei, passi pure la ritualità di andare allo stadio quando c’è il derby, la catarsi il cameratismo e tutto, ma che metà del mio divano sia occupata da uno gnu che ha fatto a coriandoli i biglietti del teatro per urlare contro il monitor… Per cosa, poi? Per l’amichevole Chievo-Real Madrid? No, impossibile. Potrei uccidere per molto meno.
- Sesso. Soggetti da evitare: 1. Quello che si stende a palle all’aria e facendoti l’occhiolino ti dice: «usami» 2. Quello che lo devi prendere per mano, portare a letto, stendere, coccolare, psicanalizzare, tu vali, noi valiamo, essi valgono, ti desidero, spogliare, convincere, lubrificare e comunque no perché è tardi e domani mattina si deve alzare presto 3. Quello che ha visto troppi film con Jenna Jameson e ti sussurra cose porche nell’orecchio con l’accento del subappennino e ti sculaccia ma c’ha una mira di merda e ti prende i reni 4. Quello che ti sfiora e basta, tu a stento senti qualcosa e dopo venti minuti ti dice con un leggiadro soffio «vuoi venire sopra?» (ha letto tutto su Sesso: a qualcuno piace dolce, il box sotto a Fai volare il tuo metabolismo con il germe di grano) 5. Quello che prima di portarti a letto ti continua a mandare per settimane fiori e bigliettini fino a trasformare casa tua in una camera ardente 6. Quello olimpico, in posa plastica, che pare il profilo di Efesto sulla moneta da cinquanta lire, che t’afferra le caviglie con veemenza decisa da ferrotranviere e ti guida le gambe in varie direzioni (occhio che ci scappa l'incidente) 7. Quello che con il movimento sicuro, costante e pendolare del bacino protratto per un’ora e mezza pensa di starti facendo un gran servizio. Il che può anche essere vero, ma non se alle tue spalle c’è l’amichevole Chievo-Real Madrid. "
http://pulsatilla.splinder.com/
- Al primo punto, quello sull’estetica, c’è un campo vuoto. Dell’aspetto fisico non me ne batte più un picchio. Nella lista dei 137 punti ho versato litri di inchiostro per descrivere minutamente il guizzo ideale del dorsale, il pelo pubico che degrada verso l’ombelico, il gluteo riaceo, la folta chioma à la Agamennone che dirama dalla testa intelligentissima del novello Rasputin. Come se fino a oggi non fosse bastato guardarmi intorno per ridimensionare di molto le aspettative, è arrivato il carnevale di Facebook a mettere la pietra tombale su qualsiasi aspirazione. La carrellata di quelli per cui all’epoca mi strappavo i capelli è oggi una rassegna di stempiati, pingui, bolsi trentenni con gli occhiali; senza contare che la mia relazione più longeva è stata con un uomo di Neanderthal di cento chili con la panza a cocomero a cui depilavo la schiena con lo sfumabarba. Direi che nell’economia di un amore, l’aspetto fisico ha la stessa importanza dei pomelli delle porte quando devi scegliere se comprare una casa. Ok, ma se proprio devo esprimere una preferenza lo voglio 1,78, smilzo e tonico. Grazie.
- Sincerità. Non tanto quella da interrogatorio («dove sei stato?», «al bar…», «buCiardo, eri con quella bottana»), quanto la limpidezza nel piccolo. Niente sofismi, niente trucchetti, niente nascondersi dietro un dito, niente intortamenti né piaggeria. Pizza o patatine? Patatine. Sicuro? Sì. E mi ami ancora? Non lo so, ci penso e te lo dico. Sapere che quella è la verità è rilassante. Se alla sincerità si associa anche la sintesi abbiamo fatto bingo.
- Calma. No panic. No caos. No «porco cane dove hai messo le chiavi della macchina», no «sono in ritardo», no bestemmie, no ira, no entropia, no perdere le staffe, no sportellino del cruscotto che lo apri e ti cade tutta la discografia dei Pooh sui piedi. Chiaro, no? Grazie.
- Soldi. Quelli necessari per poterci concedere viaggi, cinema, dischi, libri, cene fuori, vestiti e tutto ciò che serve a stare meglio (dice il saggio: i soldi non danno la felicità ma calmano tanto i nervi). Basta con quel giubbottino bucato, comprato alla fiera di Santa Caterina a quattordicimila lire, rammendato non so quante volte, che quando te lo infili devi stare attento a mettere la mano nella manica e non nel buco. Grazie.
- Soddisfazione. Uno che sia bravo nel suo lavoro a detta mia, sua e di tutti, e che sia felice di quello che fa. Immagino che questo scremi dalla piazza agenti immobiliari, bancari, assicuratori e venditori di trinciapolli. A meno che non esista davvero il bancario entusiasta del suo lavoro («cara, oggi alla cassa di risparmio ho fatto tre mutui e due giroconti! Mi sento proprio un ganzo»??). Sicuramente l’ultimo che mi voglio accollare è l’artista frustrato. Un NO categorico a: aspiranti scrittori («non preoccuparti, ti presento io a un editore»), pittori falliti («non scoraggiarti, questa mela morta con putto triste è bellissima, vedrai che te la comprano»), chitarristi mediocri («stai bene con la frangetta, ma perché non mettete su un gruppo?»), registi incompresi («non prendertela, non sono ancora pronti per il tuo film…»). Piuttosto mi metto col venditore di ravanelli o vado alla banca del seme.
- Cultura di base. Non è richiesto annunciare il pranzo in endecasillabi o recitare tutto Apollonio Rodio passando l’aspirapolvere. Però magari vedergli comprare un giornale almeno una volta nella vita – la Gazzetta dello Sport non vale – e vederlo al corrente del fatto che esistono anche libri non scritti da Giorgio Faletti può far piacere.
- Niente sardi. Ci ho pensato moltissimo e questa è la mia risposta definitiva.
- Sofferenza. Probabilmente è la cosa più importante. Deve aver sofferto. Molto, molto, molto, almeno quanto me. La sofferenza mi aggancia. Chiaramente deve anche aver fatto le crosticine sulle piaghe. Le ferite aperte macchiano i tappeti.
- No fanatici del pallone. Tra me e un tifoso non c’è storia. Posto che a me del calcio non me ne frega un cazzo sbrodolone (ho capito qual è il mio problema, che il campo è troppo lungo: ovvero se fanno un totale vedo i giocatori piccoli piccoli e non riesco a distinguere chi sta facendo cosa; se vanno sul dettaglio non vedo cosa sta succedendo nell’altra metà campo e m’innervosisco; peggio ancora i piani americani perché mi costringono a subire l’analfabetismo piteco-labiale dei giocatori [«vaffangulo», «cornùto», «tua sorella batte»], pertanto preferisco di gran lunga seguire il nuoto sincronizzato, il basket o la pallavolo) dico ok, passi la coppa del mondo, perfino gli europei, passi pure la ritualità di andare allo stadio quando c’è il derby, la catarsi il cameratismo e tutto, ma che metà del mio divano sia occupata da uno gnu che ha fatto a coriandoli i biglietti del teatro per urlare contro il monitor… Per cosa, poi? Per l’amichevole Chievo-Real Madrid? No, impossibile. Potrei uccidere per molto meno.
- Sesso. Soggetti da evitare: 1. Quello che si stende a palle all’aria e facendoti l’occhiolino ti dice: «usami» 2. Quello che lo devi prendere per mano, portare a letto, stendere, coccolare, psicanalizzare, tu vali, noi valiamo, essi valgono, ti desidero, spogliare, convincere, lubrificare e comunque no perché è tardi e domani mattina si deve alzare presto 3. Quello che ha visto troppi film con Jenna Jameson e ti sussurra cose porche nell’orecchio con l’accento del subappennino e ti sculaccia ma c’ha una mira di merda e ti prende i reni 4. Quello che ti sfiora e basta, tu a stento senti qualcosa e dopo venti minuti ti dice con un leggiadro soffio «vuoi venire sopra?» (ha letto tutto su Sesso: a qualcuno piace dolce, il box sotto a Fai volare il tuo metabolismo con il germe di grano) 5. Quello che prima di portarti a letto ti continua a mandare per settimane fiori e bigliettini fino a trasformare casa tua in una camera ardente 6. Quello olimpico, in posa plastica, che pare il profilo di Efesto sulla moneta da cinquanta lire, che t’afferra le caviglie con veemenza decisa da ferrotranviere e ti guida le gambe in varie direzioni (occhio che ci scappa l'incidente) 7. Quello che con il movimento sicuro, costante e pendolare del bacino protratto per un’ora e mezza pensa di starti facendo un gran servizio. Il che può anche essere vero, ma non se alle tue spalle c’è l’amichevole Chievo-Real Madrid. "
http://pulsatilla.splinder.com/
martedì 2 dicembre 2008
-21 days to kenya
Parto per il Kenya tra esattamente 3 settimane...
ufffff...
sono emozionata e felice ma anche impaurita...
é un pensiero costante quello che mi accompagna...questo non sará un viaggio come tutti gli altri...anzitutto non sará itinerante, ci sposteremo da Nairobi a Bomet ma staremo quasi totalmente alla Mosop...
credo che sará un esperienza umana che lascia il segno...l'ho sognata a lungo l'africa..l'ho vista attarverso gli occhi di persone importanti, l'ho sognata con le loro immagini e filtrata nelle loro parole...
é stato un viaggio e un sogno mancato..
eppure quella guida routard, me la sono portata in spagna, consapevole che non sarebbe stata una kimera...
mi spaventa l'africa..
mi spaventa piu del sudamerica e dell'asia...per il poco che la consco...
perche il continente madre di tutti i continenti é la nostra radice tradita...
e non solo ho paura di quello che vedró e proveró...ma ho anche paura di come torneró...
no, non é una paura normale, é una paura mista ad aspettativa ed eccitazione...
é voglia di misurarsi....
come quando qcs é talmente grande che si riesce con fatica a immaginarlo...
quella che sará la mia africa in mezzo alla loro africa...
ufffff...
sono emozionata e felice ma anche impaurita...
é un pensiero costante quello che mi accompagna...questo non sará un viaggio come tutti gli altri...anzitutto non sará itinerante, ci sposteremo da Nairobi a Bomet ma staremo quasi totalmente alla Mosop...
credo che sará un esperienza umana che lascia il segno...l'ho sognata a lungo l'africa..l'ho vista attarverso gli occhi di persone importanti, l'ho sognata con le loro immagini e filtrata nelle loro parole...
é stato un viaggio e un sogno mancato..
eppure quella guida routard, me la sono portata in spagna, consapevole che non sarebbe stata una kimera...
mi spaventa l'africa..
mi spaventa piu del sudamerica e dell'asia...per il poco che la consco...
perche il continente madre di tutti i continenti é la nostra radice tradita...
e non solo ho paura di quello che vedró e proveró...ma ho anche paura di come torneró...
no, non é una paura normale, é una paura mista ad aspettativa ed eccitazione...
é voglia di misurarsi....
come quando qcs é talmente grande che si riesce con fatica a immaginarlo...
quella che sará la mia africa in mezzo alla loro africa...
martedì 18 novembre 2008
lunedì 10 novembre 2008
The measure of my dreams
la mala leche ya se fue...y navegando en el web y como siempre leyendo las palabras de nuevas canciones, me fijo en esas palabras....tan verdaderas....
"Sometimes I wake up in the morning
The gingerlady by my bed
Covered in a cloak of silence
I hear you in my head
I'm not singing for the future
I'm not dreaming of the past
I'm not talking of the fist time
I never think about the last
Now the song is nearly over
We may never find out what it means
Still there's a light I hold before me
You're the measure of my dreams
The measure of my dreams"
brothers and sisters
quello che mi mette davvero "de mala leche!" é la sensazione di non essere capita, essere fraintesa e che qualcuno che dovrebbe conoscerti bene, come mio fratello, abbia un'idea cosi distorta di me...
io non fingo, non ne sono capace e non posso essere quella che non sono....
ma non sopporto che qualcuno a me cosi caro e il cui giudizio sia cosi importante x me, mi reputi una egoista/menefreghista/irrispettosa degli altri....
Quando poi la miccia parte da un gesto di attenzione volto a semplificargli le cose....
non ho quasi mai usato il blog in prima personaper qualcosa di cosi personale, ma bisogna che mi vada via questa inquietudine interiore che ho da ieri mattina....
io non fingo, non ne sono capace e non posso essere quella che non sono....
ma non sopporto che qualcuno a me cosi caro e il cui giudizio sia cosi importante x me, mi reputi una egoista/menefreghista/irrispettosa degli altri....
Quando poi la miccia parte da un gesto di attenzione volto a semplificargli le cose....
non ho quasi mai usato il blog in prima personaper qualcosa di cosi personale, ma bisogna che mi vada via questa inquietudine interiore che ho da ieri mattina....
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